DOCUMENTO SINISTRA CIVICA ECOLOGISTA | 21 febbraio 2026
DOCUMENTO SINISTRA CIVICA ECOLOGISTA | 21 febbraio 2026
Il ministro Calderoli e il governo Meloni ci riprovano con l’autonomia differenziata. Violando apertamente la sentenza della Corte costituzionale 192/2024, Calderoli – con l’ok dato dal governo il 19 febbraio - ha sottoscritto in pompa magna, con tanto di foto e video, quattro “intese preliminari” con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria su un primo importante gruppo di materie: sanità, protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa. Come prevede la legge 86/2024, prima della decisione definitiva il governo dovrà acquisire il parere della Conferenza unificata (entro 60 giorni) e poi gli atti di indirizzo della Camera e del Senato (entro i successivi 90 giorni).
Siamo perciò al dunque. Il progetto dell’autonomia differenziata, cioè del regionalismo secessionista, ha ripreso il suo cammino e le forze progressiste devono misurarsi subito con questo problema.
Devono farlo prima di tutto le regioni governate dalle coalizioni progressiste, la Regione Toscana tra queste. Come ha detto espressamente la Consulta, tutte le regioni hanno di per sé titolo a sollevare la questione di costituzionalità delle leggi di attribuzione dell’autonomia differenziata.
Ci aspettiamo dunque immediate pubbliche prese di posizione degli organi politici della Regione Toscana (Consiglio, Giunta, Presidente) e il concreto avvio di tutte le attività necessarie a contestare la violazione della sentenza 192/2024 della Corte costituzionale. Una violazione che emerge inequivocabilmente dalla semplice lettura delle intese preliminari, per almeno due connessi elementi: la totale mancanza di dimostrazione circa la sussistenza dei requisiti richiesti dalla Corte e la totale identità dei testi delle intese.
Le intese preliminari sono inquietanti non solo per questi elementi. Esse si presentano gravemente carenti di indicazioni sugli oneri finanziari e in più parti rinviano ad altri “schemi di intesa” (definitivi?), sottraendo alla Conferenza unificata e al Parlamento – e per questi ai cittadini - elementi essenziali di valutazione.
Nelle singole materie le intese definiscono uno spazio di autonomia, normativo e amministrativo, che determina una prima pericolosa rottura dell’unità del Paese. Il caso più serio riguarda la sanità, laddove con poche norme volte a garantire discrezionalità nella gestione delle risorse finanziarie si spinge per rafforzare la separatezza dei sistemi sanitari delle quattro regioni, attribuendo loro il potere di decidere, in deroga alla normativa vigente, sul sistema tariffario di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione per gli assistiti, sulla governance delle aziende sanitarie e degli enti del servizio sanitario, sull’istituzione e la gestione di fondi sanitari integrativi, sulla programmazione degli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende del sistema sanitario regionale. Sulla protezione civile si va verso una caotica regionalizzazione del potere di ordinanza “in deroga alle disposizioni normative statali vigenti”, spingendo quindi verso la compromissione di un sistema che dovrebbe essere fondamentalmente unitario. Sulle professioni cd. di rilievo regionale colpisce il tentativo protezionistico di precludere o di condizionare pesantemente attività oggi libere, per non dire dell’immotivata attribuzione alla regione della competenza al riconoscimento di qualifiche professionali conseguite in altri stati per l’esercizio di attività prive di alcuna caratterizzazione regionale.
Dunque, il disegno secessionista di Calderoli e Meloni si ritrova in pieno negli atti sottoscritti in questi giorni, che sono in grado di fare danni immediati al Paese e aprire la porta a ulteriori e più gravi conseguenze. Essi vanno perciò contrastati con fermezza e senza attendere oltre, abbandonando ogni residua tentazione di salire sul carro dell’autonomia differenziata per ottenere qualche piccolo vantaggio di bottega.
Ci aspettiamo infine che le forze progressiste a livello nazionale e le regioni da esse governate vogliano riproporre il referendum abrogativo per fare piazza pulita di ciò che rimane della legge Calderoli, referendum che stavolta la Corte costituzionale non potrebbe negare come nel 2025: sarebbe infatti indiscutibile la volontà dei cittadini sottoscrittori di eliminare proprio ciò che resta della legge 86/2024 dopo la sentenza 192/2024. Una scelta referendaria che consentirebbe alle forze progressiste di porre concretamente il problema dell’unità del Paese in vista delle elezioni politiche del 2027.
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